
Vorrebbe afferrare il tempo di innocenza, quando correva incurante della pioggia nei campi raccogliendo i fiori selvatici e guardava stupita uccelli in volo. Il tempo in quale esisteva solo il suo piccolo mondo felice tra le carezze, dolci parole e sorrisi. Il mondo dove il cielo azzurro significava solo cielo azzurro, e la pioggia non lacerava suo animo. Il tempo in quale i sogni erano più grandi di lei e lei così minuscola tra gli alberi della vita. Il tempo in quale speranza era unica parola che conosceva e il mondo lo guardava attraversi i specchi colorati di rosa fucsia. Il tempo dominato dall'amore. Il tempo in quale la solitudine le piaceva, anzi la cercava, ostinatamente. Il tempo in quale giocava ancora alle bambole e parlava da sola. La sua voce riempiva i spazzi circostanti con l'innocenza, limpidamente. Echeggiava sopra i mobili, rimbalzava sopra il tavolo e si ri-appoggiava di nuovo nel suo grembo di bambina. E poi è cresciuta. Da un giorno all'altro, testarda e orgogliosa, forte e consapevole. Ma la bambina dentro di lei si infrangeva dolorosamente sui scogli della vita, si rompeva le ossa e urlava contro il mondo grigio e soffocante che non capiva sua freschezza, il suo essere diversa, la sua complessità o le sue sfaccettature, la sua fantasia oppure i suoi sogni. Rimaneva intrappolata questa bambina, violentata dallo schifo, pugnalata e derisa e non voleva, non voleva nonostante arrendersi. Continuava a resistere, perseverare nella ricerca di un posto dove rimanere, un posto da chiamare suo, cercava la sua radice perduta nei giochi e buone intenzioni. Quanto tempo è passato tra lei e lei...
















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Tutto ciò che è necessario per il trionfo del Male, è che gli buoni non facciano niente (Edmund Burke)