sabato 11 settembre 2010

Hurt


Sta cercando la parola, quella parola che cadendo avrebbe trascinato dentro tutto il resto. Riacquistare il terreno perduto, suo obiettivo principale, invertire la freccia del tempo e farsi che gli eventi vadano secondo i suoi desideri più nascosti. Il suo coraggio e coraggio dei folli, dei dimenticati e dei disperati con oramai nulla da perdere. Aveva già perso tutto l' umanamente possibile, gli affetti più cari, le persone, le radici che la tenevano ancorata ai pezzi di ricordi, ed eccola ora e adesso, nuda ed indifesa, originale di se stessa, pronta a sfidare che cosa? O chi?
Ha conosciuto la gaiezza e il dolore allo scoccar di ora, ha conosciuto quel amaro oblio portato dai derivati alcolici per ritrovarsi con un mal di testa atroce il giorno dopo, la stessa malattia venerea che è la vita, abbracciata al cuscino impastato dal suo gelido silenzio e sguardo che tracciava le ombre che vedeva solo lei. Il sole era uscito lo stesso, persino i colori non cambiavano mai la loro lunghezza. Allora perché?
Ha conosciuto le giornate in cui rimanere a letto le sembrava un unica scelta possibile. Sciocchezze si diceva e si tirava su con la stessa lentezza di chi non ha la forza di affrontare nemmeno un caffè pronto a tavola. Depressione? Incoscienza? Svogliatezza? Stanchezza di suo viso, sua macchina, e sua casa?
Adesso sa, ne è certa che una volta toccato il fondo si può solo risalire anche se è faticoso farlo tutte le volte. Già. Serve a morire per rinascere dalle proprie ceneri. Ha smesso di contare i ricordi ricoperti dalle stuole immacolate. Posava suo sguardo ovunque, strade, alberi, persone, uomini sopratutto. Ma non c'era dolcezza in quel sguardo, nessuna espressione umana. Di umano era rimasto solo suo aspetto esteriore, mentre dentro suo demone gridava alla rivendicazione dei propri diritti. Era assettato, spietato e freddo come i ghiacci dell' Artico. Esigeva sangue, sacrifico umano in nome di un qualcosa di cui non esisteva nemmeno l'ombra. Le era familiare quel risveglio, calore con quale saliva da ventre, concentrandosi nella testa, tenendo il suo viso in una gelida maschera, la determinazione di un cecchino prima di sparare nel mucchio ignaro della massa dove importava solo la portata dell'arma usata. Lucido calcolo della traiettoria e nulla di più.
Ed ecco li che parte il suo secondo io, proiettile, lacera tutto ciò che trova sulla propria strada, carne tenera, le ossa, i vasi. Rimane l'odore di polvere di sparo sulle sue mani e quel rumore sordo. Finalmente tace tutto quanto.

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Tutto ciò che è necessario per il trionfo del Male, è che gli buoni non facciano niente (Edmund Burke)